Quando una mano non funziona bene, ogni gesto diventa complicato. Mi occupo di patologie come tunnel carpale, dito a scatto e rizoartrosi del pollice, con l’obiettivo di ridurre dolore e rispettando il più possibile anatomia e tempi di guarigione.
La chirurgia della mano può aiutarti a ridurre dolore e formicolii notturni, liberare tendini bloccati, recuperare forza di presa e migliorare la mobilità di pollice e dita. Nei casi giusti permette di tornare a svolgere gesti semplici: afferrare oggetti, lavorare, fare sport, con minori limitazioni e timori di peggiorare la situazione.
Parto sempre da una valutazione accurata, tra storia e anamnesi della persona, solo dopo aver messo insieme questi elementi ti propongo un trattamento chirurgico, una terapia conservativa o un periodo di osservazione. Il mio compito è aiutarti a scegliere la soluzione che abbia senso per la tua mano oggi.
La chirurgia della mano affronta un vasto spettro di patologie e traumi complessi, con l'obiettivo primario di ripristinare funzionalità e sensibilità essenziali per la vita quotidiana.
In visita valuto i tuoi sintomi, l’elettromiografia e la situazione lavorativa, per capire se è ancora indicato un trattamento conservativo o se la decompressione chirurgica è la scelta più sensata.
Gli interventi spaziano dal trattamento di traumi acuti (come la riparazione di tendini e nervi o la sintesi di fratture), alle procedure altamente specializzate di reimpianto microchirurgico in caso di amputazioni. Inoltre, la disciplina si occupa della correzione di malformazioni congenite (es. sindattilia o polidattilia) per garantire il corretto sviluppo della mano del bambino.
Dopo l’intervento la mano viene protetta con bendaggi e, quando serve, con un tutore che limita alcuni movimenti per favorire la guarigione. È normale avvertire gonfiore, indolenzimento e rigidità iniziale delle dita, che gestiamo con terapia antidolorifica e un programma di mobilizzazione progressiva. La fisioterapia gioca un ruolo fondamentale: tempi e modalità vengono concordati da subito per aiutarti a recuperare la miglior funzione possibile.
L’obiettivo principale di questi interventi altamente specialistici è il recupero integrale della funzionalità della mano (movimento, presa e sensibilità), elemento cruciale per l’autonomia del paziente. Dalle procedure di reimpianto (salvavita) alla correzione delle malformazioni congenite, si mira a ripristinare la forma e l’integrità anatomica per la migliore qualità di vita.
I reimpianti microchirurgici riguardano il tentativo di riattaccare dita o segmenti della mano amputati in seguito a traumi, collegando nuovamente vasi e nervi con tecniche al microscopio. Lo scopo è salvare, quando possibile, la parte perduta e preservare la massima funzione residua della mano.
Nelle urgenze da amputazione valuto la tua stabilità generale, le condizioni del moncone e della parte amputata, oltre al tempo trascorso dal trauma. In base a questi elementi, e alla presenza di eventuali patologie associate, ti spiego con onestà se un reimpianto microchirurgico è tecnicamente fattibile e sensato per la tua situazione. Quando non lo è, discutiamo insieme le alternative ricostruttive più adatte.
L’intervento viene eseguito in urgenza, in sala operatoria dedicata, con anestesia loco-regionale o generale. Utilizzo il microscopio operatorio per suturare arterie, vene, nervi e tendini, e per stabilizzare le ossa con mezzi di sintesi adeguati.
Dopo un reimpianto microchirurgico il percorso è lungo e richiede molta collaborazione: nei primi giorni l’obiettivo è mantenere vitale la parte reimpiantata. Dopo un periodo di immobilizzazione protetta, quindi, si passa a una mobilizzazione molto graduale e a un percorso di riabilitazione strutturato. Il recupero è lungo e richiede collaborazione e pazienza, ma può permettere di ottenere una mano più funzionale rispetto a un’amputazione definitiva.
Quando il quadro lo consente, il reimpianto permette di mantenere lunghezza e struttura della mano, con un potenziale recupero di sensibilità e movimento. Anche se la funzione non torna come prima, spesso si ottiene una mano più efficace rispetto alle alternative di amputazione definitiva. Il percorso richiede tempi lunghi di guarigione e riabilitazione, che vengono chiariti fin dall’inizio per evitare aspettative irrealistiche.
(sindattilia, polidattilia) - Le malformazioni congenite della mano comprendono condizioni presenti dalla nascita, come dita fuse, in più, mancanti o deformate. L’obiettivo della chirurgia è migliorare funzione e presa della mano, cercando al tempo stesso di renderla il più possibile armoniosa.
Visito il bambino e osservo con attenzione forma, movimento e uso spontaneo della mano nelle attività quotidiane. Parlo a lungo con voi genitori per capire quali sono le difficoltà pratiche maggiori e quali sono le vostre aspettative rispetto alla chirurgia. Insieme valutiamo tempi, numero di interventi possibili e limiti realistici, così da costruire un percorso che tenga conto anche della crescita.
Gli interventi vengono programmati in età e tempi diversi a seconda del tipo di malformazione, in anestesia generale. Possono prevedere separazione di dita fuse, ricostruzione di strutture carenti, correzione di deviazioni o ridistribuzione dei tessuti per ottenere una mano più utile nei gesti quotidiani.
I risultati non mirano a una “mano perfetta”, ma a una mano più funzionale: prendere oggetti, tenere una matita, giocare e vestirsi in autonomia diventa via via più semplice. Gonfiore, lividi e una certa difficoltà nei movimenti sono normali all’inizio, ma vengono seguiti con controlli ravvicinati e, quando indicato, con fisioterapia pediatrica. Spesso sono necessari diversi controlli e, in alcuni casi, piccoli interventi di completamento durante la crescita, sempre valutati insieme alla famiglia.
Una mano più funzionale facilita lo sviluppo motorio, l’autonomia nei giochi e nelle attività scolastiche.
La correzione di alcune deformità riduce anche l’impatto psicologico e sociale, soprattutto quando il bambino cresce.
In molti casi non si parla di “mano normale”, ma di una mano più efficiente e più facile da usare nella vita di tutti i giorni.
Prima di proporre un intervento mi interessa capire che lavoro fai, quali gesti ti creano più problemi e quali sono le tue priorità: meno dolore, più forza, più mobilità o una combinazione di questi aspetti.
Ti spiego con chiarezza che cosa possiamo aspettarci realmente dalla chirurgia della mano nel tuo caso, quali saranno i tempi di immobilizzazione, quando potrai tornare a guidare, lavorare o fare sport. Preferisco essere prudente nelle promesse e seguirti nel percorso di recupero, anziché fare promesse che la situazione
clinica non può garantire.
Prenota una visita oggi stesso per discutere le tue esigenze e desideri. Insieme, troveremo la soluzione migliore per farti sentire e apparire al meglio.
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Nella maggior parte dei casi l’obiettivo della chirurgia della mano è proprio permetterti di lavorare con meno dolore e più funzionalità. I tempi di rientro, però, variano molto a seconda del tipo di intervento e del lavoro che svolgi: un impiegato al computer ha esigenze diverse rispetto a chi usa strumenti pesanti. In visita definiamo insieme tempi realistici e eventuali adattamenti temporanei.
Durante l’intervento la zona è anestetizzata e non dovresti sentire dolore. Nel post-operatorio è normale avvertire indolenzimento o bruciore locale per alcuni giorni, controllabile con antidolorifici indicati in base alla tua storia clinica. È importante seguire le istruzioni su movimento delle dita, sollevamento pesi e cura della ferita per favorire una guarigione più confortevole.
Per procedure minori, come il dito a scatto, il recupero delle attività leggere è spesso rapido, nell’arco di pochi giorni. Per interventi più complessi, come quelli per la rizoartrosi del pollice, possono servire settimane di tutore e un percorso di fisioterapia. In visita ti fornisco un’indicazione personalizzata in base alla tua mano e al tipo di lavoro che svolgi.
No. Nelle forme iniziali, con sintomi lievi e senza segni di sofferenza avanzata del nervo all’elettromiografia, si può tentare un trattamento conservativo con tutori, modifiche delle attività e, in alcuni casi, infiltrazioni. L’intervento diventa consigliabile quando i disturbi sono importanti, persistono nel tempo o l’esame evidenzia un danno del nervo che non è prudente trascurare.
In molti casi sì, perché la mano tende a irrigidirsi se resta ferma troppo a lungo. Dopo l’intervento concordiamo un programma di esercizi domiciliari e, quando serve, un percorso di fisioterapia con professionisti abituati a trattare la chirurgia della mano. Il movimento guidato aiuta a recuperare prima funzionalità, forza e coordinazione.